Miti e simboli appartengono al linguaggio del sogno, della poesia, dell'arte, dell'inconscio. La ragione che non sa trattare con i simboli, si corrompe, vuole tutto lo spazio per sè, e si trasforma in ricerca di potere. Ma il potere è incompatibile con l'amore.
Due sono le forze che guidano il mondo umano: l'amore e il potere. L'amore è la forza primaria. L'amore ci connette a tutto ciò che c'è. Ci fa sentire parte di qualcosa di infinitamente più grande, piccole gocce nel grande fiume della vita. Osserviamo il cielo stellato, gli infiniti spazi che circondano la terra. Osserviamo una tempesta sull'oceano, l'esplosione di un vulcano, la devastazione di un terremoto. Osserviamo il sole tramontare dietro una montagna, o un piccolo fiore sbocciato tra l'erba bagnata di rugiada. Se rimaniamo aperti, con il ventre morbido e il cuore tenero di un bambino, ne siamo incantati, affascinati, commossi e grati per la loro bellezza. Ci rendiamo conto di non essere i padroni della terra, ma suoi ospiti. E la terra che ci ospita, a sua volta, è solo una piccola parte del sistema solare, infinitesima parte della galassia, che vaga nell'universo insieme a miliardi di altre galassie. Se manteniamo il cuore aperto di fronte all'immensità che ci sovrasta, se ci lasciamo invadere dalla forza dell'amore di fronte al mistero, non siamo presi dalla paura e dallo sgomento, ma dalla meraviglia. Panta rei, tutto scorre, diceva Eraclito, che vedeva nel cambiamento il fondamento dell'essere. Tutto ciò che ha un inizio, ha una fine. Tauma, in greco, meraviglia, stupore: questa è la scintilla da cui origina la filosofia, l'atteggiamento dell'uomo che riflette sull'essere, sulla natura del mondo e sulla sua posizione nel mondo. Filosofia è amore per la conoscenza, che, in senso pieno, porta alla consapevolezza, di noi stessi e dell'ambiente. Senza conoscenza profonda, senza consapevolezza, non ci può essere amore. Posso amare un uomo o una donna se non conosco la loro anima? Posso conoscere l'anima di un'altra persona se non conosco la mia? Se ignoro chi sono? Se mi identifico solo in aspetti parziali di me? Posso amare il mondo se mi lascio guidare da una percezione distorta di me stesso e degli altri esseri umani? Se ho una mappa gravemente impoverita ed errata sulla natura della mente e sul processo della vita, inteso nella sua interezza? Se mi credo solo buono e gentile, mentre nella mia ombra abitano tutt'altri sentimenti? Inizio/fine, giorno/notte, luce/ombra, nascita/morte, salute/malattia: nell'universo gli opposti si tengono insieme. Non si dà l'uno senza l'altro. Così funziona il nostro inconscio: quando sogniamo siamo un uomo, e poi di lì a poco siamo una donna; siamo giovani e nello stesso tempo vecchi; siamo il padre e nel contempo siamo il figlio; siamo a New York in mezzo ai grattacieli e improvvisamente sbuca una falange romana. L'inconscio dentro cui abitiamo assomiglia all'universo: c'è tutto e il contrario di tutto. Nell'inconscio non valgono i principi della logica e della ragione: identità , non contraddizione, causa-effetto, prima-dopo ecc. L'inconscio, come ci insegnano Bleuler e Jung, è folle, come folli sono i bambini. Noi nasciamo schizofrenici, abitati da personaggi e istanze diverse, ognuna che tira dalla sua parte. Ad un certo punto, uno di essi assume la guida della personalità , e diventa l'io, in cui ci riconosciamo. Ma la sua guida, il suo coordinamento, può venir meno in qualsiasi circostanza. Perchè non è un dato di fatto, non è un braccio o una gamba: è un processo, che necessita di essere continuamente alimentato. Ogni giorno dobbiamo impegnarci a ricostruirlo e tenerlo in vita. Ciò che la psicologia chiama io, la filosofia chiama ragione. La vicenda umana inizia con la ragione. La ragione nasce quando l'uomo, identificandosi in essa, proietta all'esterno le sue parti folli, che non può controllare. Le proietta nella natura, nel mondo degli dei. Agamennone, nell'Iliade, dopo aver sottratto la schiava ad Achille, si pente e gli dice: ho usato violenza, ma tu conosci la violenza che gli dei usano sulla mente umana? Sì, conosco, risponde Achille. L'irrazionalità per i greci, come per altre religioni, viene dal mondo degli dei. L'uomo rappresenta la ragione. Che è sempre a rischio, perchè il mondo degli dei può irrompere in qualunque momento. Quando Dioniso entra in Atene, le donne perdono il senno, i vecchi si comportano come bambini, ogni forma di ordine e di ragione viene perduta. Ma il dio non si può mandare via: occorre aspettare che si congedi da solo. La scienza, figlia della ragione, non è in grado di capire il mondo della follia, il mondo dell'indifferenziato, il mondo dell'inconscio con il quale il nostro io deve fare sempre i conti. Logica, scienza, ragione, da sole, ci consegnano una visione del mondo impoverita. Se presa per verità ultima, diventa superstizione. Una delle tante forme di superstizione, che ha la pretesa di smascherare le altre. La tecno-scienza, diventata la nuova religione del mondo, guida l'economia, la finanza, la ricerca, il futuro dell'umanità. Ma la scienza di oggi non è Scienza, con la esse maiuscola, cioè conoscenza piena, consapevolezza: Inana, in sanscrito, Gnosi, in greco, Scientia, in latino. E' solo uno strumento utile per lo sviluppo della tecnica, che, trasformata in idolo, si corrompe: non più l'amore per la verità la guida, ma quello per il potere.
La sofferenza del mondo è sotto gli occhi di tutti. Non sta diminuendo, sta crescendo. Sofferenza della natura, degli animali, degli uomini. Ci siamo mai chiesti perchè siamo particolarmente ignoranti proprio nelle cose che maggiormente ci aiuterebbero a conoscere noi stessi, a realizzarci e a diventare chi siamo? Forse sono cose troppo difficili da capire? Credete davvero che ci voglia un'intelligenza superiore per imparare a distinguere ciò che ci rende felici da ciò che continua a farci soffrire? Davvero credete che la psicologia, la psichiatria, la medicina, siano al servizio dell'umanità , di tutte le persone, a partire dai più bisognosi, dai più poveri, dagli ammalati? Credete davvero che occorra ancora dedicare sforzi e denaro nella ricerca scientifica, per arrivare a comprendere, attraverso modelli sempre più complicati, riservati agli iperspecialisti, quello che l'ultimo analfabeta, in una società armonica anzichè competitiva, impara da solo con estrema facilità? No, nel vostro profondo, sapete benissimo che le cose non stanno così. L'ignoranza che la nostra cultura mostra nei settori sensibili alla nostra felicità , non è passiva, ma attiva. Essa viene coltivata, con impegno e competenza, da professionisti altamente pagati, che gestiscono l'informazione di massa, per mantenerci e renderci sempre più ottusi. E quindi passivi e succubi. Sudditi, non cittadini. Riforma della scuola, riforma dell'università. E' questo che è necessario? No, non scherziamo: scuola e università sono perfette così. Perfette per mantenere l'ignoranza inconsapevole su ciò che è essenziale. La rivoluzione di cui abbiamo bisogno è quella che indica Tiziano Terzani nei suoi ultimi libri: una rifondazione del nostro modo di pensare noi stessi e il mondo, sviluppando un nuovo tipo di pensiero ecologico, incompatibile con l'oppressione e lo sfruttamento, unico vero peccato, come dice il cardinale Martini, alle radici di ogni male. |