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29-08-2006 Corporation
(appunti e riflessioni da "Corporation", Feltrinelli, Real cinema)
"Le corporation al giorno d'oggi controllano le nostre vite. Decidono cosa mangiamo, cosa vediamo, cosa indossiamo, dove lavoriamo e cosa facciamo. Siamo inesorabilmente circondati dalla loro cultura, dalla loro iconografia, dalla loro ideologia. E alla stregua della chiesa e della monarchia in epoche passate, si ergono infallibili e onnipotenti, autocelebrandosi attraverso edifici imponenti e raffinati apparati simbolici".
In passato era lo stato, oggi sono società private multimiliardarie a stabilire autoritativamente come educare i cittadini. Ieri lo stato nazionale ci educava ad odiare i francesi o gli austriaci, e a sentirci onorati nel fare loro guerra e nel farci ammazzare. Ieri la chiesa ci educava come comportarci sessualmente, come rispettare i potenti e le autorità, come condannare le eresie. Oggi lo stato, ente pubblico per eccellenza, ha perso potere nei confronti di enti privati che, in modo palese ed esplicito, cercano il profitto, e non il bene comune. E per il bene loro, e non nostro, ci educano a lavorare come bestie e a consumare i loro prodotti, in gran parte superflui o dannosi per l'economia reale, per la salute e per l'ambiente. Sotto questo aspetto, molto poco è cambiato. Ovvero è cambiato solo il vestito esterno, non la sostanza. Lo stato, monarchico o liberale, non era al servizio dei cittadini. I cittadini non erano cittadini, ma sudditi. A guidare lo stato, ovvero il potere sovrano, sono sempre state le èlite economiche, finanziarie, religiose, che detenevano il vero potere e perseguivano i loro interessi. Le vicende storiche, le battaglie per i diritti dei lavoratori e per i diritti politici, hanno prodotto solo una trasformazione superficiale ed apparente del sistema di potere reale. Oggi i cittadini degli stati democratici si sentono onorati dalla dichiarazione costituzionale che "il potere appartiene al popolo". E vanno a votare, convinti, non più in molti per la verità, che il loro voto abbia un peso.
La realtà è che il passaggio dalla monarchia assoluta allo stato democratico non ha reso i cittadini molto più liberi di prima (come vorrebbe la versione ufficiale sbandierata nelle scuole, nelle università e nei mass media, le agenzie deputate ad educarci). Certo, la sudditanza oggi non è più dichiarata ed esplicita. Ma sudditanza rimane. Sudditanza a forze più grandi, che nessun cittadino - da solo o associato ad altri -, è in grado di confrontare e contrastare. Se non ad un livello così marginale, da essere tollerato ed inglobato nel sistema generale di oppressione e sfruttamento (cfr. Massimo Fini, Sudditi).
La forza di un governo non è nulla, se non sa promuovere il consenso, diceva Napoleone. Il consenso, o adesione del popolo, storicamente non è mai stato ottenuto dichiarando la verità, ma occultandola. La storia umana è la storia delle menzogne che i vari poteri di turno raccontavano per ottenere l'appoggio dei sudditi. Questa è la storia vera, l'unica interessante, che non viene studiata nelle scuole. Agli allievi, futuri sudditi, si insegnano i nomi dei re, le battaglie, le date, le conquiste gloriose dei governi. Il potere dominio, senza menzogna, non può esistere. Quali sono le menzogne di oggi?
"Oggi gli imprenditori sostengono che le loro imprese non perseguono esclusivamente l'incremento degli utili a vantaggio degli azionisti, ma si sentono responsabili di fronte alla società nel suo complesso. La responsabilità sociale delle imprese è il loro vero credo, un deliberato tentativo di correggere la tradizionale etichetta di avidità cucita addosso alle corporation."
Grazie! Scendiamo in piazza per brindare! Mostriamo la nostra riconoscenza alle multinazionali che si sono pentite di perseguire solo ed esclusivamente il loro profitto e tornaconto. Un cambiamento epocale, una rivoluzione copernicana! Ora sappiamo che hanno imparato a tutelare anche il nostro interesse. Hanno capito infatti che vivono e prosperano grazie al lavoro e ai soldi di noi consumatori. Lo stato liberale si è trasformato in stato democratico perché si era reso conto che non era un bene occuparsi solo degli interessi dei ricchi. Per un fatto morale, diciamo. Per dormire meglio la notte. Certo, un qualche peso devono averlo avuto anche i movimenti sindacali e i partiti dei lavoratori, che hanno esercitato una certa pressione. Forse oggi, ma è solo un'ipotesi, le corporation dichiarano il loro interesse per la società civile sotto la pressione di qualche movimento che denuncia e rende pubblici i loro traffici, esclusivamente egoistici, e i danni che provocano (vedi quei facinorosi di Green Peace, Attac, e altri movimenti no global). Forse, ma è solo un'ipotesi maliziosa, hanno fatto i loro conti, e hanno deciso di assumere una nuova facciata per non perdere fette importanti di mercato.
"Nonostante questa correzione di rotta, la natura della la corporation non è cambiata. Essa rimane, come all'epoca della sua trasformazione in moderna istituzione economica a metà dell'Ottocento, una "persona" giuridica la cui ragione sociale si fonda sulla valorizzazione di interessi privati, a prescindere da qualsiasi considerazione di ordine etico."
Nota bene: "a prescindere da qualsiasi considerazione di ordine etico". Compito delle imprese, nella teoria economica liberale, è fare profitto. Fare gli interessi di proprietari ed azionisti. Compito dello stato è quello di contenere, attraverso le leggi, la naturale tendenza onnivora delle imprese, incanalandola in modo da non distruggere la società civile. Ma lo stato, oggi, ha questo potere? O meglio, lo ha mai esercitato?
"La legge stabilisce quello che i dirigenti e gli amministratori possono fare, non possono fare, e che cosa devono fare. E, almeno negli Stati Uniti e negli altri paesi industrializzati, la corporation, come definita dalla legge, è quanto di più simile al modello ideale proposto da Milton Friedman (v. oltre): obbliga i dirigenti a mettere in primo piano gli interessi dell'azienda e degli azionisti e proibisce loro di essere socialmente responsabili - o quantomeno di esserlo sinceramente."
Ciò che sembra cambiato negli ultimi tempi è che lo stato arretra e affida palesemente alle imprese private funzioni di interesse pubblico essenziale (scuola, sanità, elettricità, acqua, ecc.), che solo un pazzo potrebbe affidare a enti guidati unicamente dal profitto. Che affidabilità hanno questi enti?
"Quella che, in un essere umano, sarebbe pressoché unanimemente ritenuta una personalità aberrante, se non psicopatica, è invece curiosamente accettata nell'istituzione economica più potente della nostra società"
Fantastico! Stiamo scoprendo che i nostri interessi collettivi, i beni pubblici, sono oggi affidati non più a rappresentanti legittimamente eletti (politici più o meno interessati o corrotti, salvo lodevoli eccezioni), ma a personalità giuridiche gravemente disturbate sul piano psichico, che se non fossero solo giuridiche, ma in carne ed ossa, sarebbero meritevoli di trattamento psichiatrico. Esse infatti corrispondono a tutti i tratti della personalità psicopatica, come definita dal DSM 4:
1. Indifferenza verso i sentimenti altrui Le corporation sono state fatte per produrre profitti immediati, e hanno obblighi solo verso se stesse. Le corporation esternalizzano gran parte dei loro costi (ambientali, sociali, sovrastrutturali), cioè li scaricano sui contribuenti, finché il pubblico distratto consente loro di farlo. Come lo squalo è stato creato per uccidere, così le corporation sono state costruite per esternalizzare.
2. Incapacità di mantenere rapporti duraturi Quando i prezzi dei salari in un paese aumentano, non c'è più convenienza per le corporation di rimanere e si spostano verso altri paesi.
3. Irresponsabile noncuranza per la sicurezza altrui Danni alla salute umana Sperimentazioni pericolose per la sicurezza e la salute Danni agli animali e distruzione dell'habitat Rifiuti tossici Inquinamento Sostanze chimiche pericolose Danno alla biosfera e deforestazione Emissioni di CO2 Scorie nucleari Inquinamento di fiumi
4. Falsità: tendenza a mentire e truffare per ottenere un profitto Le industrie sapevano di questi danni, e hanno tentato di minimizzare la situazione*. Oggi ci troviamo di fronte ad un'epidemia di cancro, della quale in gran parte è responsabile l'industria.
5. Incapacità di provare rimorso L'elenco delle aziende più criminali che hanno prodotto danni alla salute e all'ambiente è molto lungo. Esse hanno ripetutamente pagato sanzioni miliardarie, senza che il loro atteggiamento cambiasse in modo sostanziale.
6. Incapacità di conformarsi alle norme sociali e di rispettare le leggi Il rispetto delle leggi avviene solo se conviene dal punto di vista economico, l'unico che interessa alle corporation. Se la possibilità di essere scoperti e la pena sono inferiori rispetto ai costi di adeguamento alla legge, le corporation preferiscono accettare il rischio.
Il premio Nobel Milton Friedman, tra i più insigni economisti a livello internazionale, non ha peli sulla lingua: ritiene che l'assunzione di responsabilità sociale da parte delle imprese sia addirittura immorale. Perché?
"Le corporation appartengono agli azionisti. Devono quindi perseguire i loro interessi. I dirigenti delle corporation hanno una sola ed unica responsabilità sociale: massimizzare gli utili a vantaggio degli azionisti. Questo è l'imperativo morale. I manager che perseguono finalità sociali e ambientali a scapito dei profitti - ossia cercano di agire moralmente - in realtà si comportano immoralmente. C'è un solo caso in cui la responsabilità sociale delle imprese è ammissibile, secondo Friedman: quando non è sincera"**. Nota bene: l'imperativo morale per il dirigente, quando parla di responsabilità sociale, è di non essere sincero! Perché? Perché:
"se utilizza i valori sociali e ambientali come mero espediente, e non come fine a sé, sta lavorando per massimizzare la ricchezza degli azionisti, e quindi solo in questo caso agisce correttamente. E' come mettere una ragazza avvenente davanti ad un'automobile: non lo fai per promuovere la bellezza, ma per vendere macchine. I buoni propositi, come le belle ragazze, aiutano a vendere".
E Peter Drucker, guro dei guro nel mondo aziendale, grande ammiratore di Friedman, dice a sua volta:
"Se un tuo dirigente vuole intraprendere iniziative di responsabilità sociale, licenzialo. E subito."
Obiezione: ma questa non è disonestà, non è ipocrisia?
"Sì, ma l'ipocrisia è virtuosa se incrementa gli utili, mentre la virtù è immorale, se non lo fa".
Come si vede, la lezione di Bernard de Mandeville ("i vizi privati sono pubbliche virtù") è stata recepita in pieno (cfr. file "Karma ideologico ed economia"). Tutto ciò che muove commercio e denaro, anche se in sé disonesto e vizioso, è un bene, perché va a vantaggio di tutti: la ricchezza delle nazioni. Da allora, l'egoismo è diventata una virtù.
Commento finale Questo, sopra delineato, è il campo di coscienza collettivo entro cui ci muoviamo. A livello di èlite - là dove si gestisce il massimo potere -, essere egoisti ed ipocriti è diventato un imperativo morale. Alti dirigenti, persone di successo, opinion maker e leader riconosciuti, si diventa obbendendo a questo imperativo. Sono loro a gestire il potere mediatico, la fabbrica del consenso e l'educazione delle masse. C'è da stupirsi se l'integrità personale è oggi rara come l'acqua nel deserto?
L'individualismo, il badare ai propri esclusivi interessi, è diventata la malattia comune dell'uomo moderno. Sempre più difficile è creare contesti di collaborazione autentica ed onesta. Difficile è creare gruppi coesi, che perseguano finalità non puramente egoistiche. Anche nel mondo della c.d. "cultura benevola", della cooperazione, del volontariato. Anche in quel mondo, gran parte delle energie vanno sprecate in conflitti di personalità, non meno intensi (a volte addirittura più intensi) di quelli riscontrabili nelle istituzioni competitive, dove almeno il principio del profitto pone dei limiti al dissanguamento interno delle risorse. In questo non c'è nulla di casuale. "Divide et impera" è da sempre il principale strumento a disposizione delle élite per garantire la perpetuazione del proprio potere. Ciò che è cambiato, è il maggior livello di sofisticazione raggiunto nello spargere questi semi velenosi: oggi lo si può fare attraverso la TV, mediante il sorriso e il rimbecillimento collettivo. Rafforzando l'ego delle persone, sradicandole dalla terra e dalla comunità, rese paurose ed incapaci di collegarsi le une alle altre, le si fa docili e obbedienti come pecore, che non sanno di esserlo, e anzi spesso, si credono dei rivoluzionari o dei ribelli. Nella pratica dell'ipnosi - e i mass media sono ipnosi - qualunque evento può essere utilizzato per raggiungere il fine che ci si ripropone. Anche eventi che in apparenza sembrano disturbi od ostacoli (cfr. la lezione di Milton Erickson). Così oggi la realizzazione personale - il sano principio di esprimere appieno le proprie potenzialità - è diventato uno slogan di molti movimenti e terapie che si ispirano al movimento umanistico e antiautoritario. Dovrebbe costituire una minaccia per chi ha intenzione di opprimere e sfruttare gli altri. Quindi dovrebbe costituire un pericolo per il potere costituito. Niente paura. Il campo di coscienza collettivo l'ha completamente neutralizzato, anzi, l'ha arruolato ai suoi fini. Non si è ancora capito che la realizzazione personale, intesa in senso individuale ed egocentrato, non è che la maschera, aggiornata ai tempi, dell'egoismo. Ovvero dell'incapacità di porre dei limiti alle proprie ambizioni ed aspirazioni per favorire qualcosa di più grande di sé: il lavoro in gruppo verso una meta comune. L'unione fa la forza. La disunione fa la debolezza. Persone sedicenti realizzate e divise, diventate bravissime e coltissime, non fanno paura a nessuno.
*La Monsanto produceva un farmaco, il Posilac, contenente ormoni per aumentare la produzione del latte bovino negli allevamenti intensivi, creando terribili malattie e sofferenze agli animali. Gli animali dovevano essere curati con antibiotici. Il latte conteneva del pus, e la sua carica batterica aumentava. Ciò creava gravi rischi per i consumatori. La Monsanto sosteneva di non usare ormoni. La Monsanto produceva un defoliante, usato dall'esercito americano in Vietnam. Conseguenze per la popolazione: molte nascite con deformazioni, centinaia di migliaia di casi di cancro tra i militari americani e fra i vietnamiti. A differenza delle vittime vietnamite, i militari americani hanno potuto citare in giudizio la Monsanto per aver causato la loro malattia. La corporation patteggiò prima del processo, pagando ottanta milioni di dollari, ma non ha mai ammesso la sua colpa.
**Sebbene il pensiero di Friedman sia respinto dagli esponenti più illuminati della comunità economica, che reputano il suo cinismo antiquato, gretto, anacronistico, la sua diffidenza nei confronti della responsabilità sociale delle imprese raccoglie non pochi consensi. Mauro Scardovelli |