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26-01-2006
Tipi di relazione ed etica

Tipi di relazioni, etica autoritaria ed etica umanistica

Ogni messaggio contiene un aspetto di contenuto, o notizia, e un aspetto di relazione.
Ogni partecipante, attraverso i suoi messaggi, oltre a comunicare informazioni di contenuto, emette comunicazioni sul tipo di relazione che intende instaurare con l’altro, o che è disposto ad accettare (cfr schema relazione).
Ci sono tanti modi di classificare i tipi di relazioni possibili, simmetriche, complementari; simmetriche basate sull’accettazione o sul rifiuto; complementari rigide o flessibili; metacomplementari ecc. Dal nostro punto di vista, la distinzione fondamentale è tra:

1. relazioni in cui è presente la ricerca del potere dominio
2.relazioni in cui non è presente.

Le prime sono relazioni di tipo autoritario, le seconde di tipo paritario o umanistico. Amore, amicizia, fratellanza, educazione, terapia, counseling, crescita, evoluzione personale, cooperazione, sinergia, espansione della consapevolezza, creatività, salute, non sono compatibili con il primo di relazione.

Le relazioni del primo tipo sono alimentate dal narcisismo, dalla separatività, dallo sfruttamento. Si accompagnano sempre a falsità e mistificazione, senza le quali il potere dominio non può prosperare.

Le relazioni del secondo tipo realizzano i fini dell’etica umanistica: sviluppo del potenziale umano; sviluppo delle qualità dell’essere. Le prime quelli dell’etica autoritaria: dominazione e sfruttamento. Per nascondere e mistificare questa semplice verità, chi vi fa ricorso utilizza sempre dei racket (maschera, falsità, segreto, manipolazione, furto di energia, guadagno a spese dell’altro). Chi promuove una relazione autoritaria, o chi vi collude, anche nella posizione down, partecipa ai racket.

Ancora oggi esiste un’incredibile ignoranza su questi concetti fondamentali, anche tra persone istruite, colte, intelligenti e ben intenzionate. Tale ignoranza è alla radice della sofferenza relazionale,cioè del 90% della sofferenza umana. La causa dell’ignoranza non è casuale, ma origina dalla battaglia, ancora presente a tutti i livelli (intrapsichico, interpersonale, famigliare, istituzionale ecc.), tra i due tipi di etica, e sul fatto che l’etica autoritaria gioca con mezzi truccati, utilizzando sistematicamente la menzogna e camuffandosi in modi sempre nuovi.

Etica autoritaria ed etica umanistica non sono due partiti politici che si pongono allo stesso livello nel gioco parlamentare. La verità è che l’etica umanistica costituisce un salto evolutivo rispetto all’etica autoritaria, primitiva e istintiva, che in gran parte accomuna l’uomo agli animali: conquista e difesa del territorio, predazione, battaglia per il cibo, conquista della femmina ecc. Nell’uomo le manifestazioni sono assai più articolate che nel mondo animale, ma la sostanza non cambia: il tutto si pone nella logica dominanti/dominati. Il darwinismo sociale ed economico, oggi in rapida ascesa (liberismo), è espressione paradigmatica di questo tipo di logica, riassumibile nei termini: vinca il più forte, è un bene per tutti.

L’etica umanistica costituisce un salto evolutivo, specificamente umano, rispetto a questo modello. Per essa l’uomo può affrancarsi dall’istinto e generare nuove possibilità. Non subisce più l’evoluzione, ma la crea. Da inconscia ed istintiva, l’evoluzione diventa consapevole.
Ma, mentre l’istinto ha alle spalle milioni di anni di storia, e quindi dispone di un’immensa forza di inerzia, l’evoluzione cosciente ne conta poche migliaia, e fino ad oggi ha riguardato un numero assai limitato di persone. Essa può essere promossa solo da uno sforzo cosciente, da un atto di volontà condiviso.

Nella nostra epoca ci troviamo ad una svolta decisiva: se continuiamo a lasciarci guidare, internamente ed esternamente, dall’etica autoritaria, senza smascherarne meccanismi e moventi, il mondo ne verrà distrutto. Alla lunga non ci saranno vincitori e vinti, dominanti e dominati, secondo la logica darwiniana, ma solo la fine tragica della nostra specie. Come dice Bertrand Russel, l’umanità, che è iniziata con un atto di disobbedienza (la famosa mela che era vietato mangiare), corre il forte rischio di finire per un atto di obbedienza (guerra nucleare).
Per evitarlo, l’unica strada percorribile è la diffusione più rapida possibile dell’etica umanistica a livello planetario.

Religioni ed etica umanistica

A differenza delle religioni, che nella loro manifestazione storica e superficiale sono pre-illuministiche, in quanto presuppongono la sottomissione ad un’autorità superiore ed esterna alla persona, l’etica umanistica non richiede atti di fede o di subordinazione. Pur avendo antiche origini, essa non promuove l’adesione ad un dogma ed è pienamente compatibile con la mentalità moderna, scientifica e non superstiziosa del mondo. Essa ha fiducia nell’uomo, ha fiducia nella ricerca e nella libera discussione. Ha fiducia nella parola chiara e comprensibile. Ha fiducia nel dialogo e nella democrazia. Incoraggia il pensiero critico e la libera discussione. Diffida del linguaggio oscuro, del segreto, dell’esoterico, del richiamo all’ordine, alla disciplina, alla sottomissione gerarchica, come strumenti storicamente utilizzati per sfruttare e dominare l’uomo.
Essa non divide gli uomini, non li etichetta in cristiani, mussulmani, atei, laici, credenti, non credenti, sapienti, non sapienti, illuminati, non illuminati, profeti, maestri, discepoli, iniziati, esoterici, laici, preti, conservatori o progressisti, ecc., parlando un linguaggio arcaico, alimentando la confusione e creando infinite nuove possibilità di conflitto. Non è portatrice di nessuna ideologia metafisica, non verificabile, sulla quale si può essere d’accordo oppure no e sulla quale si può discutere all’infinito. Non chiede atti di fede in entità soprannaturali. L’etica umanistica trova i suoi fondamenti non in una rivelazione fatta ad altri uomini, in altri tempi, con un linguaggio adatto a loro e ai loro costumi, in contrasto palese od evidente con altre rivelazioni, altri testi sacri, di difficile lettura, che necessitano di sacerdoti, esegeti, studiosi, teologi, per decodificarli e conferire loro un significato chiaro ed attuale, non ambiguo, democraticamente comprensibile da chiunque. Essa trova i suoi fondamenti in qualcosa che è sotto gli occhi di tutti, in ogni luogo, ogni giorno: l’esperienza delle nostre relazioni con gli altri.

L’etica umanistica non è in contrasto con il fondamento etico e spirituale delle grandi religioni, ma se ne nutre e lo rende accessibile, nella sua sostanza, all’uomo contemporaneo, senza richiedergli atti di fede difficilmente compatibili con l’attuale cultura scientifica e filosofica, e senza perciò chiedergli di prendere posizione di fronte ad altri atti di fede di differente origine, colore o natura. Occorre rendersi conto che ogni presa di posizione in cui ci si identifica contiene il seme della divisione e del conflitto: proprio l’opposto di ciò che si dice di voler perseguire con tali scelte.
Su questa linea si colloca la proposta di Lama Yeshe o del Dalay Lama, di un buddismo per i non buddisti, cioè lo sviluppo di un tipo di visione e saggezza che si nutre dell’esperienza e della tradizione buddista, ma non richiede ad essa un’adesione religiosa. Sarebbe auspicabile che tutte le religioni del mondo facessero proprio l’esempio di Lama Yeshe. Si potrebbe immaginare così un cristianesimo per i non cristiani, in cui i valori del Vangelo possano essere attinti da chiunque, senza bisogno dell’adesione ad una chiesa e ai suoi dogmi.

Relazioni autoritarie, relazioni "umanistiche"

Le relazioni autoritarie originano dal disprezzo dell’altro, dall’indifferenza, dall’egocentrismo. Sono espressione di disaccordo, disarmonia, conflitto, lotta.
Generano indebolimento, dissipazione di energia, sofferenza immediata in entrambe i partner, se combattono alla pari. Oppure: sofferenza immediata e manifesta in chi le subisce (cioè in chi si trova nella posizione one down), e sofferenza latente o futura (karmica), ma altrettanto certa, in chi le impone (posizione one up). Esse alimentano le emozioni distruttive dalle quali traggono origine: odio, rancore, rabbia, paura. Producono pesantezza. Favoriscono confusione, mancanza di consapevolezza. Favoriscono fede negativa, cinismo o rassegnazione.

Le relazioni “umanistiche” nascono dal rispetto reciproco, dall’amicizia, dalla fratellanza, e costituiscono il terreno fertile per coltivare le qualità dell’essere: empatia, compassione, gioioso entusiasmo, equanimità ecc. Sono espressione di accordo, armonia, cooperazione e pace. Generano forza, energia, leggerezza. Favoriscono chiarezza, consapevolezza, fiducia. Favoriscono l’accesso alla creatività e all’intuizione, cioè alle qualità in grado di favorire una nuova visione, una consapevolezza allargata, entro la quale i conflitti possano sciogliersi in modo ecologico, per il bene di tutte le parti coinvolte.

Le relazioni autoritarie costituiscono un tradimento della natura profonda o natura spirituale dell’essere umano, un tradimento della sua essenza. Ad esse si accompagna un senso di colpa intrinseco, un dolore dell’anima. Indeboliscono il corpo e la mente e predispongono a infelicità, malattia, disperazione.

Le relazioni “umanistiche” promuovono l’evoluzione della consapevolezza e il cammino dell’uomo verso la sua piena realizzazione. Favoriscono l’amore, la gioia e la salute, delle persone, delle famiglie, dei gruppi, delle organizzazioni.

Etica autoritaria e barriere della comunicazione

L’identificazione nella mente egoica è la radice dell’etica autoritaria. L’EGO per sua natura vuol dominare, sfruttare, conquistare. L’EGO è il nucleo comune ad ogni forma di narcisismo. EGO significa barriera, separazione, confine duro con tutto ciò che è percepito come non io. Il non io, il mondo altro, diventa estraneo, potenzialmente ostile, e quindi minaccia continua per l’EGO. Perché? Perché l’EGO non comunica, cioè non mette in comune, non sente comunanza, non percepisce appartenenza con il mondo altro. Non empatizza, non convibra, quindi non può conoscere a livello profondo. L’unica conoscenza che può avere è attraverso la mente analitica che, da mezzo, è diventata fine, da strumento al servizio del vero sé, è diventata padrona. La mente analitica, per sua natura, può solo sezionare, etichettare, incasellare, tenendosi separata dall’oggetto di osservazione. Il tipo di conoscenza che produce non crea comunanza tra osservatore ed osservato, non crea un ponte tra ragione ed emozione, non favorisce empatia e senso di unità. Caratteristica fondamentale dell’EGO, pertanto, è l’ignoranza o inconsapevolezza.
Quanto più l’EGO si consolida narcisisticamente, quanto più crea confini rigidi, tanto meno comunica con il non io, con il mondo altro, che in tal modo diventa sempre più sconosciuto, estraneo, incomprensibile, alieno, minaccioso. Per difendersi dalla paura, l’EGO segue una strategia distruttiva e fallimentare:

- irrigidire i confini, erigere muri sempre più alti ed impenetrabili
- esercitare il controllo ed accrescere il potere dominio.

Questa via porta necessariamente ad incrementare inconsapevolezza e violenza.
La conoscenza analitica e accademica può anche proliferare, ma, come conoscenza egoica, non è in grado di risolvere il problema di fondo: il conflitto EGO / non io. Infatti, un problema non può essere risolto con lo stesso tipo di pensiero che lo ha generato. Le barriere alla buona comunicazione sono i mattoni più piccoli con cui l’EGO, giorno per giorno, ora per ora, costruisce e rende impermeabili i suoi confini. Sono piccoli mattoni, visibili ad ognuno, sensorialmente basati, sotto il controllo della persona. Diventare consapevoli della loro presenza e decidere di abbandonarli, rinunciando a qualsiasi giustificazione, costituisce una via semplice, non esoterica, alla portata di tutti, per trasformare il carattere autoritario e la sofferenza che ne deriva. Il cambiamento è immediatamente visibile e monitorabile: la persona rinuncia a contrapporsi, a discutere, litigare con altri e al proprio interno. Al posto della discussione ricerca e pratica il dialogo, cioè la comunicazione che pone fine all’estraneità, scioglie i confini, apre all’amicizia e alla condivisione.

Mauro Scardovelli

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