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01-10-2008 Accettazione e compassione: il segreto per rompere le catene
Ci sono situazioni nella nostra vita che, nonostante ogni sforzo, non riusciamo a modificare: una relazione distruttiva, un lavoro che non ci piace, un sogno che non riusciamo a realizzare, un disturbo fisico che ci tormenta. Se le soluzioni tentate non hanno funzionato, la risposta va cercata in una nuova direzione, che di solito non abbiamo neppure preso in considerazione, perché sembra assurda: accettare la realtà del presente così come è. Nella nostra cultura, l’accettazione del presente è una sorta di bestemmia contro il credo imperante: il mito dell’eterno sviluppo e del dominio sempre più ampio sulla natura e su noi stessi. Ci viene insegnato a volere di più, a non riconoscere i nostri limiti, a lottare per superare ogni ostacolo, in una corsa senza fine. Se non ci riusciamo, siamo dei perdenti. Gli altri, che generalmente non si fanno conoscere al di sotto della superficie, ci sembrano migliori, più in gamba, più fortunati. Non ci viene insegnata una semplice verità: abbiamo dei limiti, non siamo onnipotenti e invincibili. Arrendersi, riconoscere che siamo parte di un flusso più grande di noi, che non è in nostro potere dirigere dove vogliamo, è il primo passo per cominciare un nuovo modo di navigare nella vita: non più contro, ma insieme a ciò che c’è momento per momento. Questo è l’inizio dell’autentica rivoluzione personale, in grado di liberarci dal dolore nevrotico o innecessario. Rivoluzione che non ha bisogno di squilli di tromba o di solenni annunci, ma solo di pazienza e consapevolezza. Christina Feldman (Compassione, ed La Parola, p. 34), scrive:
"Spesso è arduo accettare se stessi, accettare gli altri come sono e la vita così come è. Ma l’alternativa all’accettazione è la tenebra e il conflitto della resistenza e della separazione. Uno dei miei primi maestri mi esortava incessantemente a "mandare giù il biasimo". Tutto ciò che non riuscite ad accettare lo scanserete, eppure continuerà ad inseguirvi. Tutto ciò che respingete vi tornerà indietro; è una legge naturale. Quando smettete di scappare, di respingere e di resistere, potete iniziare ad aprirvi e a comprendere. Smettete di accumulare sofferenza sul dolore. Quando vi liberate delle vostre paure e rischieste, scoprite che non c’è niente in questa vita che debba essere considerato un nemico. La malattia del vostro corpo, il vostro più fiero avversario, gli avvenimenti da cui vi sentite più minacciati: tutto chiede gentilezza di cuo-re, benevolenza e compassione”. Mauro Scardovelli |