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10-03-2007
Ipnosi Umanistica

Quando si sente la parola ipnosi, normalmente si pensa ad una situazione in cui un ipnotista, attraverso particolari tecniche, mette in trance un'altra persona. Che cosa è la trance? Una specie di sonno (ipnosi, appunto), in cui la persona perde il controllo vigile, e diventa suggestionabile e pronta ad obbedire alle indicazioni o ai comandi dell'ipnotista.

A che cosa serve l'ipnosi? A liberarsi da sintomi fastidiosi, di tipo psicosomatico, come cefalee o disturbi digestivi, o psichico, come fobie, paure, insicurezze ecc.
Vista in questo termini, l'ipnosi genera forte attrazione e interesse in alcuni, e repulsione o rifiuto in altri. Genera interesse in chi vuole ottenere miglioramenti nella salute fisica o psichica, senza doversi impegnare in un lavoro consapevole. Si va dall'ipnotista come da un dentista, o da un medico che fornisce medicine. Tutto ciò che c'è da fare è prendere le pillole, in un caso, o sedersi e ascoltare la voce dell'ipnotista, dall'altra. In entrambi i casi si delega all'esperto la soluzioni dei propri problemi.

La rinuncia alla consapevolezza e alla volontà personale, la passività e la delega, sone le ragioni per le quali gran parte delle persone sono sospettose nei confronti dell'ipnosi.

Ma c'è un'altra ragione altrettanto importante: si dubita della sua reale efficacia. A tutti è noto che il padre della psicoanalisi e della moderna psicoterapia, Sigmund Freud, smise di praticare l'ipnosi e ideò un nuovo metodo, la psicoanalisi appunto, poiché aveva constatato che l'efficacia dell'ipnosi era molto limitata, in quanto curava i sintomi, e non le cause profonde del disagio.

Oggi sappiamo che le ragioni per dubitare dell'ipnosi erano ampiamente fondate. Ma di quale ipnosi stiamo parlando? Stiamo parlando di una forma primitiva di ipnosi, l'ipnosi direttiva, a proposito della quale è corretto parlare di perdita di consapevolezza e di passività. Essa rivela indubbiamente ancora una sua utilità, - si pensi al suo impiego per sopprimere o ridurre il dolore fisico senza ricorrere all'anestesia -, ma non può considerarsi una forma di terapia.

Con Milton Erickson si entra nell'era moderna dell'ipnosi. La forma direttiva viene abbandonata, e si creano nuove tecniche che aiutano il cliente ad entrare in contatto profondo con la sua mente inconscia, intesa come il centro vitale e creativo della persona. La frattura e il conflitto conscio-inconscio, all'origine del disagio fisico e psichico, viene appianato e risolto parlando un nuovo tipo di linguaggio, idoneo a creare un ponte tra le due aree della mente.

L'abilità dell'ipnotista consiste nell'entrare in comunicazione con l'inconscio del cliente, attraverso i segnali fisiologici che esso via via fornisce, mentre la persona rimane sufficientemente vigile per seguire il processo, e imparare a sua volta ad affidarsi e a comunicare con il proprio inconscio.

Non si tratta quindi di ridurre la consapevolezza, ma di ampliarla, non di cedere al sonno della coscienza, ma di risvegliarsi ad una nuova e più profonda comprensione di sé e del mondo, unica in grado di garantire una vita piena e soddisfaciente.

In linea con la psicologia asiatica, possiamo dire che, a partire da Erickson, l'ipnosi clinica nel suo complesso non mira più a ipnotizzare le persone, ma proprio al contrario, mira a de-ipnotizzarle. Mira cioè a farle uscire dallo stato di trance, ordinario o idiosincratico, in cui comunemente si trovano.

Che cosa intendiamo per "trance ordinaria"? Lo stato comune di coscienza condiviso per il fatto di appartenere ad una certa cultura. E per trance idiosincratica? Un ulteriore restringimento dello stato di coscienza rispetto a quello ordinario.

Il presupposto di tutto questo è che, attraverso l'educazione, gli esempi, i messaggi che riceviamo, - in famiglia, nella scuola, nella società -, e attraverso l'utilizzo del pensiero-linguaggio, cui tutti siamo esposti, sin da bambini impariamo ad operare determinate distinzioni e non altre, e quindi a selezionare e ad evidenziare solo determinate figure sullo sfondo e non altre, possibili, utili o necessarie.

In altri termini, apprendiamo a percepire solo ciò che riusciamo a nominare, e a non percepire più ciò che sfugge al dominio di queste distinzioni linguistiche, relegandolo in tal modo nell'inconscio. Impariamo, quindi, a non vedere più intere porzioni della realtà (cancellazioni), e a deformare sistematicamente altre porzioni (distorsioni, proiezioni ecc.). Quando le cancellazioni e le distorsioni superano la massa critica, la nostra mappa del mondo risulta troppo impoverita per consentirci di affrontare gli usuali problemi della vita. Sarebbe come cercare di guidare l'automobile con gli occhi bendati. Ciò che occorre non è tanto diventare più bravi come piloti, o avere più fortuna per evitare gli incidenti, ma togliersi la benda e riiniziare a vedere la strada lì dove si trova, e non dove alluciniamo che sia.

Quale è il settore della conoscenza che, nel nostro stato ordinario di consapevolezza, viene più comunemente trascurato, non visto, deformato? Quale è il luogo che nella nostra formazione impariamo a frequentare di meno e nel quale ci sentiamo meno competenti? Il mondo dei sentimenti, delle emozioni, delle relazioni interpersonali, ovvero il mondo della conoscenza di sé (cfr. file "resistenze alla conoscenza").

Possiamo studiare tutta la vita, essere emeriti filosofi o scienziati, e rimanere profondamente ignoranti in questo campo. Esistono persone brillanti nel loro lavoro che non riescono ad avere una relazione di coppia soddisfaciente, padri e madri di famiglia che non sanno come cavarsela con i figli, insegnanti che non riescono a comunicare con gli allievi, dirigenti e dipendenti che vivono relazioni profondamente frustranti. Ci sono persone che non capiscono che cosa vogliono dalla vita, altre che soffrono di disturbi psicosomatici, altre che sono affette da depressione, rassegnazione, cinismo. Altre che si sentono cronicamente sole, insicure o ansiose. Altre che soffrono di fobie o attacchi di panico. Altre che sono limitate dalle loro compulsioni e avversioni.

Tutti questi casi, apparentemente così diversi, sono accomunati dalla stessa causa di fondo: una mappa del mondo troppo impoverita e distorta. Questa è appunto la nevrosi: un paio di occhiali deformanti rispetto alla realtà.

Se questa è la diagnosi, quale è la terapia? Il recupero delle informazioni mancanti e il recupero delle informazioni corrette al posto di quelle distorte, in modo che alla fine possiamo disporre di una mappa attendibile della realtà.

L'ipnosi ericksoniana e post-ericksoniana, - nella quale si colloca la nostra proposta di "ipnosi umanistica" -, definisce un contesto di apprendimento e creatività, ove le sbarre della prigione cognitiva, originate dal contatto con la cultura famigliare e sociale nella quale siamo immersi, pian piano si aprono per ridare spazio all'esplorazione e all'esperienza correttiva necessaria.

Una delle caratteristiche del lavoro ipnotico è la rapidità con cui è possibile fare esperienza significativa e trasformativa. Per un esempio, se utilizzando la dissociazione VK, come tecnica di PNL, una volta preparata il terreno, possiamo trattare un trauma in mezz'ora, lo stesso risultato, utilizzando l'ipnosi, può richiedere solo qualche minuto. Lo stesso vale per il cambiamento di convinzioni e decisioni.

Come è possibile tutto questo? Perché nell'ipnosi umanistica quasi tutto il lavoro viene affidato alla mente profonda della persona, quella parte della mente dotata di saggezza e reale comprensione del mondo, che nello stato ordinario di coscienza è difficilmente accessibile. Imparare a comunicare con questa parte di noi, che altri chiamano sé superiore, core o scintilla divina, diventa l'obiettivo strumentale più importante, necessario a raggiungere lo scopo finale: la liberazione dalla sofferenza nevrotica o innecessaria.

Nelle tradizioni spirituali si persegue un obiettivo strumentale analogo con la meditazione, con la preghiera, con i riti sacri. In quei contesti lo scopo finale è la grazia, l'illuminazione, il satori, ovvero l'uscita dallo stato di ignoranza dovuto al velo di Maia, all'illusione, al peccato.

Quale è la differenza maggiore tra meditazione e ipnosi umanistica? L'ipnosi umanistica è una pratica terapeutica vera e propria, idonea, grazie all'esperienza clinica dell'ipnotista, ad essere indirizzata per sciogliere specifici problemi del cliente, oltre che per far evolvere il suo stato di coscienza in generale. Pertanto, mentre è possibile praticare la meditazione per anni e anni e non fare grandi progressi rispetto ai problemi di carattere nevrotico, in quanto non si tratta di uno strumento mirato a questo scopo, con l'ipnosi umanistica si utilizza la comunicazione con la mente profonda, o scintilla divina, proprio per trattare questo tipo di problemi.

Chi può trovare giovamento da un corso di ipnosi umanistica? Tutti coloro che desiderano accedere alle straordinarie risorse dell'inconscio creativo: non solo quindi persone che vogliono risolvere specifici sintomi o problemi, ma anche coloro che vogliono accrescere la loro produttività, benessere e realizzazione, e quindi desiderano far emergere e sviluppare le qualità dell'essere come la pace, l'amore, la fratellanza, la creatività e il gioioso entusiasmo.

Nella nostra cultura, improntata all'individualismo e alla competizione, tali qualità relegano sullo sfondo: si fa poco o nulla per riconoscerle e coltivarle, e le si considera come virtù innate neppure troppo auspicabili per farsi strada nella vita.

Mentre dedichiamo anni e anni di scuola per apprendere discipline come la storia, la matematica o le lingue, considerate giustamente importanti, non dedichiamo alcuna attenzione ed impegno ad apprendere quell'insieme di qualità umane e spirituali, che sono decisive per la nostra realizzazione come persone, in mancanza o carenza delle quali l'insoddisfazione e la sofferenza, la rassegnazione e il cinismo, diventano i nostri usuali compagni di viaggio.

Ancora oggi, molti esperti del settore, sulla scia di Freud, sostengono che l'obiettivo di una psicoterapia è raggiungere una "sostenibile infelicità". Un'affermazione del genere fornisce molte informazioni sullo stato di coscienza delle persone che la condividono: uno stato di coscienza che più sopra abbiamo definito "trance culturalmente condivisa". In tale tipo di trance, viene considerato "normale" vivere nel cattivo umore, nella rabbia o nel cinismo, attribuendo questi stati emotivi ai fatti esterni, alla sfortuna o alla nostra comune condizione umana.

Per accedere alle qualità dell'essere è indispensabile risvegliarsi da quel tipo di trance. Solo in tal modo riusciamo a vedere con chiarezza che le fonti della nostra infelicità risiedono al nostro interno, nel fatto di aver condiviso e assecondato le usuali motivazioni dell'Ego: paura, avidità, dominio, orgoglio, immagine. Esse agiscono come inquinanti che avvelenano la nostra mente, ci relegano nell'inconsapevolezza, e ci rendono incapaci di amare e gioire.

Obiettivo dell'ipnosi umanistica è contattare la mente profonda, disidentificarsi dall'Ego, lasciar andare gli inquinanti, e recuperare la piena capacità di amare, di vivere relazioni intense e felici, e di realizzarsi in modo produttivo e creativo.

In breve

Ipnosi e PNL.
L'ipnosi umanistica costituisce una competenza complementare e irrinunciabile per comprendere e praticare con piena efficacia la PNL umanistica. In PNL si impara il metamodello e il linguaggio di precisione, capacità essenziali per un io ben formato; in ipnosi si impara il Milton model, ovvero il modo in cui Milton Erickson utilizzava il linguaggio per comunicare con l'inconscio del cliente. Oggi sappiamo che il Milton model è uno strumento fondamentale per contattare le risorse profonde del cliente, e per attivare il suo "guaritore interno".

Ipnosi umanistica e omeopatia.
Entrambe curano il terreno, e attraverso questa via curano i sintomi. Molte persone smettono di fumare, o abbandonano altre dipendenze, anche senza aver fatto tecniche specifiche (che pure esistono e, quando è il caso, vanno applicate).

Ipnosi umanistica e spiritualità.
Praticare la prima apre il centro del cuore e spiana naturalmente la via a vivere la seconda in modo autentico.

Ipnosi umanistica e corpo.
Il corpo è una via di accesso privilegiato agli stati profondi. Molte tecniche di ipnosi umanistica partono dal lavoro sul corpo e sull'energia.

Ipnosi umanistica e costellazioni famigliari.
Il lavoro di Bert Hellinger ha ispirato in modo potente alcune recenti tecniche (ad esempio, "Contattare l'essenza dei genitori"), idonee a ripristinare gli ordini dell'amore e a sciogliere gli irretimenti famigliari.

Ipnosi umanistica e buddismo.
Il buddismo costituisce una potentissima cornice di riferimento a tutto il lavoro. Molte tecniche sono ad esso direttamente ispirate (ad esempio "attraversare il dolore").

Ipnosi umanistica e meditazione.
La meditazione è concentrazione dell'attenzione sull'essere, sul sé profondo o scintilla divina. La meditazione elicita uno stato di coscienza allargato, in cui la persona temporaneamente si disidentifica dagli ordinari contenuti della coscienza, dagli attaccamenti e dalle avversioni. Come la preghiera, essa è di grande aiuto per contattare la vera natura della realtà, la realtà dell'inter-essere, dell'impermanenza, del non EGO. Ma in sé non garantisce la soluzione dei problemi nevrotici, che possono ricomparire immutati quando la persona rientra nel suo ordinario stato di consapevolezza.
L'ipnosi umanistica può definirsi una forma di meditazione guidata da un facilitatore esperto o da un terapeuta. In tal modo lo stato meditativo può essere direttamente utilizzato per sciogliere i nodi nevrotici e liberare la persona dai vincoli del suo copione di vita. L'ipnosi umanistica deriva da una sintesi tra psicologia orientale e psicoterapia occidentale, la prima focalizzata su mete spirituali, la seconda specializzata nel trattamento delle strutture nevrotiche e patologiche individuali.

Mauro Scardovelli

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